I’d like to be in a Nemo’s Garden in the shade

Succede, certe volte, che le persone abbiano idee geniali semplicemente prendendo spunto da una passione.

Succede, un giorno di circa tre anni fa, che Sergio Gamberini passi le sue vacanze a Noli e se ne esca con una trovata tanto stravagante quanto acuta: Nemo’s Garden.
Una serra qualche metro sott’acqua.

Ora voi vi starete dicendo:
“Beh, ma è geniale! In fondo le piante hanno bisogno solo di un paio di cose:
Luce, acqua e aria buona. Poi oh, di acqua, nel mare, ce n’è un casino…”

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Eppure c’è qualcosa che…

Ecco, per buona pace di tutti c’è da dire che Sergio è uno di quelli col mare dentro. Tutto ciò che ha a che fare col mare ha un posto speciale nel suo cuore, al punto che il mare è il suo lavoro: Sergio infatti è il presidente di Ocean Reef Group, gruppo specializzato nella produzione di attrezzature subbaqque con cui ha deciso di sviluppare la sua idea.

E allora bingo! Ecco la soluzione:

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Quindi, visto che a quanto pare il buon Sergio è uno che non riescie a star fermo un attimo, nemmeno in vacanza, prende su il suo bel cellulare, riunisce il suo team di fiducia
e inizia a sviluppare palloni, sistemi di ancoraggio, serre, vasetti e affini.
A me piace immaginarli così:

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Ma con la muta.

Bene, sott’acqua la temperatura è costante, la traspirazione delle piante fornisce loro acqua dolce e non ci sono insettazzi a rompere i co… I meloni.

E nulla, dopo un paio d’anni di studi, live streaming sottomarino a fissare quattro piantine di basilico, maremoti, trombe d’aria e tantissimi progetti, nel 2015 il progetto viene a galla. Cioè no. Vabbè avete capito. Questi ragazzi han fatto una figata.

Potete trovare Nemo’s Garden qui -> http://www.nemosgarden.com/

Ci sono lo streaming, dei video che vi raccontano il progetto mooolto meglio di quanto abbia fatto Springmachine e un sacco di belle sezioni in costruzione.

Qui abbiamo già l’erogatore in bocca e il gav gonfio, e non vediamo l’ora di saperne di più e magari di andare a visitare quelle piantine subbaqque, che come dicevano i Beatles:

We would be warm below the storm
in our little hideaway beneath the waves
resting our head on the sea bed
in a Nemo’s Garden near a cave.

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Key West Sunset Celebration

Gli Stati Uniti sono un paese grande e particolare, non ci sono dubbi. E Key West, l’ultima delle isole Keys, nonché il punto più meridionale degli Stati Uniti continentali, detiene uno dei picchi di particolarità degli interi USA. Per arrivare a Key West, che per la cronaca è più vicina a Cuba che a Miami, si prende la U.S. Route 1 e la si percorre fino in fondo, fino alla fine. E la maggior parte di questa strada si fa nel bel mezzo dell’oceano, su lunghi ponti che collegano la terraferma alle isole, da Key Largo a Key West, passando per Plantation Key, Key Colony, Summerland Key e Key Cazzosenefrega, direte voi a un certo punto. E avete ragione, stiamo divagando, scusate. Eccovi una Gif anni 80 per scusarci.

Noi di Springmachine mentre rincorriamo il tramonto verso Key West.

Noi di Springmachine mentre rincorriamo il tramonto verso Key West.

Fatto sta che tutte le sere, un paio d’ore prima che il sole si spenga dento le acque della Florida Bay, una marea di gente si riversa a Mallory Square Dock, a Key West, per applaudire saltimbanchi, maghi e mangiafuoco, mangiare Key Lime Pie (n.d.r la torta più buona che potrete mai assaggiare), bere smoothies e naturalmente salutare il tramonto.

Noi di Springmachine che consumiamo con classe una porzione di Key Lime Pie.

Noi di Springmachine che consumiamo con classe una porzione di Key Lime Pie.

In quest’orgia di turisti, vecchi lupi di mare locali e anziane cantanti country stonate come gabbiani ubriachi, il sole scende a vista d’occhio e il tempo sembra fermarsi. La Sunset Celebration è una di quelle pazze esperienze di massa che vi porterà a desiderare di non tornare più a casa. In fondo, una stanza nella casa museo di Ernest Hemingway magari ve l’affittano pure.

Vabbè Ernesto, se è una cosa personale però diciamolo eh...

Vabbè Ernesto, se è una cosa personale però diciamolo eh…

E mentre siete persi nei vostri sogni lisergici di amore universale e immaginate di abbracciare il sole mentre se ne va da qualche parte in Oriente, e una vecchia hippy ubriacona violenta dei classici blues alle vostre spalle, dopo averle dato un paio di dollari nella speranza che smetta e vada a casa, l’unica cosa che dovrete fare è andare da OJ Dave e farvi dare uno smoothie ai frutti tropicali.

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Il vecchio Dave, che si vanta di offrire il “….best squeeze in the Florida Keys” è un canuto signore con occhiali da sole e baffi che dal 1977 spreme, centrifuga e sminuzza ogni tipo di frutto tropicale vi venga in mente. E se proprio volete uno dei capolavori di OJ ma non avete contanti andate tranquilli, Dave ha il pos, come un vero keywestino imbruttito. Chi se la ricorda questa?