Call me Brand

Premettiamo che è una cosa che ci fa imbestialire, anche se in alcuni casi lo facciamo anche noi. Di cosa parliamo? Della brutta abitudine di riferirsi a oggetti comuni con il nome proprio di un prodotto o di un brand.
La premessa è breve perché il post sarà lungo e non ci saranno gif di pappagallini a gratificarvi, alla fine.

Quindi cominciamo con una selezione di 10 nomi comuni che in realtà sono marchi registrati.

Scotch
Per quelli di voi che, come Calboni, amano i distillati di cereali, forse la parola Scotch è prima di tutto sinonimo di ottimo whisky scozzese.
Per tutti noi cresciuti con Dodò e Giovanni Muciaccia, invece, lo scotch è il nastro adesivo: quello trasparente, quello da pacchi, quello di carta… Tutto scotch, no?

NO. Scotch è un marchio registrato. È il nome commerciale del nastro adesivo inventato e commercializzato dalla 3M.

Wikipedia, sempre sia lodata, ci dice:

L’inventore fu lo statunitense Richard Drew, ricercatore della 3M, che lo creò nel 1925 e lo mise in commercio nel 1930. In Europa giunse solo nel 1937. Il nastro adesivo era fatto con colla da falegname e glicerina. Sembra però che la 3M, per risparmiare, usasse poca colla e che perciò qualcuno la accusò di essere “scozzese” (in riferimento alla stereotipata tirchieria degli scozzesi), da qui l’origine “scotch”.

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Jeep
Una volta per tutte, se il vostro papà ha preso una Nissan Patrol, una Land Rover Defender, una Mitsubishi Pajero, una Suzuki Vitara o una Toyota Hilux, ha comprato un fuoristrada, non una fottuta Jeep. Non è difficile.
Come si evince dalle righe precedenti, tutte le macchine sopracitate hanno già i loro bei nomi e cognomi, non c’è bisogno di tirare in mezzo i ragazzi ammeregani di Jeep.

Certo le prime auto fuoristrada che i vostri nonni hanno visto, durante la seconda guerra mondiale, forse erano delle auto dell’esercito USA, e certo quelle Willys sono state il fuoristrada per antonomasia in mezzo mondo, ma percaritàdiddio smettete di puntare il dito contro ogni fuoristrada che vedete e urlare: “Guarda mamma una Jeep!” o peggio: “Che Gippone!”. Io vi odio.

Sempre Wikipedia:

Questo mezzo fece la sua prima apparizione nel 1940, con il primo prototipo presentato dalla Bantam Car Company, il cui modello aprì la strada ai veicoli successivamente presentati dalla Willys e dalla Ford. Il bando venne vinto dalla Willys con la MB, ma data la necessità dell’esercito di avere un grande quantitativo di mezzi, fu richiamata la Ford che ne costruì una versione identica su licenza, la GPW (acronimo di General Purpose Willys).

Il nome Jeep deriva dall’acronimo del nome militare General Purpose Vehicle (veicolo per uso generale), pronunciato dagli statunitensi appunto Jeep.

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Rollerblade
Quante volte ci siamo sbucciati un ginocchio sui Roller?
Quanti “Ciao mamma, vado a fare un giro coi Roller!” abbiamo urlato?
Quante volte abbiamo chiesto a Babbo Natale i nuovi Rollerblade, ma in realtà volevamo i Roces, e il vecchio rincoglionito non ci ha capito più un cazzo portandoci un paio di schettini Fisher-Price?
Ecco, la colpa è solo nostra, ce lo siamo meritato. Perché, manco a dirlo, la Rollerblade è l’azienda, nata negli anni ottanta in Minnesota e passata poi in mani italiane, che ha inventato i pattini in linea per consentire agli atleti di hockey di allenarsi anche senza ghiaccio.

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Ping-Pong
E niente, qui ci cospargiamo tutti il capo di cenere perché, lo giuriamo, nemmeno il povero Forrest Gump aveva idea che Ping-Pong fosse un marchio registrato.
Lo sport, di per sé, si chiama tennistavolo, perché la fantasia è un bene di lusso in certi casi, e nasce nella seconda metà dell’800 come surrogato del tennis nei circoli dell’alta società inglese. Poi oh, sto giochino prende piede e vari produttori iniziano a mettere in commercio i loro kit per il tennis da tavolo. Indovinate come si chiamava quello più famoso?

Wikipedia ci dice che:

Il Ping Pong nel 1900 era divenuto un marchio registrato dai fratelli Hamley insieme a John Jaques, gli stessi quindi imposero le proprie regole ed attrezzature, insieme ai fratelli Parker, che acquistarono i diritti del marchio per la commercializzazione negli Stati Uniti d’America.

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Kleenex e Scottex
Intramontabili partner di milioni di adolescenti che, a quanto pare, a un certo punto della loro vita iniziano ad avere raffreddori notturni cronici e sono costretti a tenersi scatole di fazzoletti sul comodino. Amici di tutte le casalinghe che riparano ai danni del gatto in un lampo grazie ai loro rotoloni di carta assorbente.

Quando ti serve un pezzo di carta chiedi al volo un Kleenex o un pezzo di Scottex, a prescindere dal fatto che poi, per accogliere il tuo muco virulento, ti accontenti dei fazzolettini dell’Esselunga. I signori della Kimberly-Clark Corp. questo lo sanno e gli fa pure molto piacere sapere che i loro prodotti sono diventati i prodotti cartacei usa e getta per antonomasia.

Kleenex?

Kleenex?

 

 

Tupperware
“Ti ho lasciato gli avanzi della parmigiana di ieri nel Tupperware blu, in fondo al frigo!”
Siamo certi che vostra madre ve l’abbia detto centinaia di volte. Se il contenitore per cibi a cui si riferiva non era propriamente prodotta dal brand Tupperware però, vostra madre è una mentirosa. Siamo certi che il signor Earl Silas Tupper si stia rivoltando nella tomba.

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Questo yogurt è andato a male? In realtà è maionese.

Post-It
Anche qui, lo dobbiamo ammettere, siamo tutti colpevoli.
Si tratta di un altro marchio registrato della 3M, che dimostra di spaccare il culo ai passeri in quanto a memorabilità dei suoi prodotti, e crea l’ennesimo benchmark, questa volta nel settore dei bloc-notes a fogli semi-adesivi. Certo, suona molto meglio “Mi passi un Post-it?” di “Mi passi un biglietto semi-adesivo che devo appuntarmi la ricetta della torta di zola e unghie?”

Fatto strano, quando negli anni 60 hanno inventato i Post-it, stavano cercando la formula per un adesivo super potente. E se ne sono usciti con quella mezzasega della colla dei Post-it. Molto bravi.

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Formica
E badate bene, parliamo della Fòrmica, non della formìca, che come sapete tutti è un insetto imenottero. La Fòrmica è un laminato plastico usato nel settore manifatturiero del mobile e dell’arredamento per rivestire quelle poracciate dei pannelli in truciolare o MDF.

Prende il nome dalla Formica Corporation, che all’inizio del 900 gettò le basi per tutti i mobiletti IKEA che avete in casa.

Chi ha detto formìca?

Chi ha detto formìca?

Jacuzzi
Emblema del lusso, dell’opulenza e della raffinatezza tipica dei motel tematici di provincia, la vasca idromassaggio per eccellenza è la Jacuzzi. Ma forse sapevate già anche questo. Jacuzzi è il cognome dei fratelli Friulani che negli anni 50 inventano la prima pompa di irrigazione per vasca da bagno, primo passo per il prodotto di maggior successo dell’azienda: La “Roman Bath”, commercializzata dal 1968 come prima vasca idromassaggio al mondo.
Le cosacce (minimo) a tre condite da vodka, coca e mignotte che tanto sono care ai gangster dei vostri film anni 80 preferiti sarebbero molto meno divertenti senza i signori Jacuzzi. Se poi la smettessimo di chiamare col loro nome qualsiasi vasca idromassaggio, sarebbe anche meglio.

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Velcro
Se a cinque anni potevate allacciarvi le scarpe “a X”, senza dover per forza imparare a fare i nodi dei grandi, lo dovete a un uomo che si chiamava Georges de Mestral, che nel 1941 inventò il metodo di chiusura preferito da tutti i poppanti del mondo. Nel 1955 il buon Georges brevettò la sua invenzione col nome commerciale di Velcro: un acronimo che nasce alle iniziali di VELours (velluto) e CROchet (gancio).

A questo proposito Santa Wikipedia da Internet ci dice:

Arrivato a casa si accorse di avere dei minuscoli fiori rossi (fiori di bardana) attaccati alla giacca. Colto dalla curiosità, li analizzò al microscopio e scoprì che erano fiori che sul calice avevano degli uncini, che permettevano la loro diffusione incastrandosi ovunque, anche nelle anse formate dai peli del tessuto della giacca.

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