When Kubrick Says No. (to Saul Bass)

Diciamocelo, Stanley Kubrick era uno un po’ difficilotto.
Non stupisce quindi leggere i suoi commenti noiosetti in calce alle proposte per i visual di The Shining, se non fosse che l’artefice di quei visual era, nientepopòpopopò di meno che
Saul Bass.

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Ma come ti permetti?

Se vi state chiedendo: “Chi scusa?” vergognatevi e andate a studiare qui.
In ogni caso, il vecchio Stanley deve aver pensato:

“Ho voglia di rompere le palle al più grande artista in circolazione per questo lavoro… Chi posso chiamare?”

Non lui, Stanley. Non lui...

Non lui, Stanley. Non lui…

Ecco spiegati i commenti del tipo: “Gneeee, nonlossòòòò mi pare difficile da leggere…”
Una roba alla “Bello, ma facciamo il logo più grande…” degna del peggior cliente della più paziente agenzia di comunicazione del mondo.

Le foto sono di Bobby Solomon, i disegni (e la sicura incazzatura) di Saul Bass.
Le rotture di coglioni di Mastro Kubrick.

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(via: it’s nice that)

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The Poke – One letter different film quotes

Se ve la cavate con l’inglese e preferite perdere tempo invece che lavorare, The Poke – Time well wasted è il sito che vi accompagnerà per il resto della vostra vita. O almeno per i prossimi mesi. Vabbè, magari oggi pomeriggio ci fate un giro dai.

Noi di Springmachine amiamo fare i perdigiorno su The Poke, e oggi (o forse ieri/settimana scorsa al tempo in cui leggerete) ci siamo imbattuti in un post che vorremmo condividere con voi due lettori abituali, perchè ci ha fatto molto molto ridere: One letter different film quotes.

I ragazzi del Poke hanno chiesto ai loro utenti di cambiare una lettera da una citazione cinematografica famosa per sconvolgerne il significato. Ok, l’idea non è nuova, ma i risultati sono, come sempre quando tiri in ballo i perdigiorno dell’internet, spettacolari.

Vi lascio con Magalli che vi farà da guida in questa piccola selezione di quotes.
La serie completa invece, al link rosino più in alto.

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ROCKYSchermata 2015-06-05 alle 09.56.38

JERRY MAGUIRE

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PULP FICTIONSchermata 2015-06-05 alle 09.57.16

TAKENSchermata 2015-06-05 alle 09.57.38

THE LORD OF THE RINGSSchermata 2015-06-05 alle 09.57.58

THE GODFATHERSchermata 2015-06-05 alle 09.58.20 (via: ThePoke)

Jim Bachor’s Treats in the Streets

Buche nell’asfalto e street-art sembrano andare a braccetto ultimamente.
E se qualche settimana fa a Manchester l’anonimo street-artist Wansky sottolineava i problemi di viabilità con bombolette spray ed enormi falli disegnati sulla strada, a Chicago c’è chi sfrutta le buche per creare qualcosa di più goloso, almeno nell’aspetto.

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Co’ ste buche so’ cazzi.

Jim Bachor approfitta infatti delle voragini nell’asfalto per creare gelati fatti di marmo e tesserine di vetro: Treats in the Streets porta il mosaico d’artista per le strade e vi farà venir voglia di chinarvi e leccare per terra.

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(via thisiscolossal.com)

Taylor Holland’s Eurobus

Taylor Holland è un artista di origini statunitensi che lavora nella vecchia Europa, più precisamente a Parigi.
Un giorno il nostro Taylor, girandosela per le vie della città, mette gli occhi sulla fiancata di un bus, uno di quelli che portano 16enni arrapati in gita a Praga per il viaggio di terza liceo. Mette gli occhi sui fianchi di questo bestione, dicevamo, gli scatta una foto e inizia un viaggio straordinario in stile Springmachine tra le più incredibili grafiche di tour bus d’Europa.

Lo so cosa starete pensando:

Un post sugli autobus? Ma sei serio?

Un post sugli autobus?

Non prendetela così male.
Sta di fatto che nel 2011 esce un libro con 58 fotografie (del quale siamo disperatamente alla ricerca, eddai Taylor mandacela ‘na copia) e internet vede nascere i vari account di Holland dedicati al progetto e costantemente aggiornati.

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Instagram: @Euro_Bus
Tumblr: Eurobus
Twitter: @EuroBus_

In premio per aver letto fin qui: un po’ di foto dannatamente fighe.

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(Via: Collater.al)

Self Shooting Goes Pro

C’era una volta un mondo in cui, per filmare uno stru(n)zo che scendeva in fuoripista da una montagna, serviva come minimo un elicottero.
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Era un mondo bello, le produzioni video erano affidate ai professionisti, le attrezzature erano leggere e maneggevoli quanto Bisteccone Galeazzi il 15 di agosto…

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Un raro esempio di telecamera a (s)palla.

…e una lunga carrellata a pelo d’acqua all’inseguimento di Kelly Slater rischiava di mozzargli la testa all’uscita dal primo tubo.

Giù la capoccia!

Quando si dice essere decollato.

Poi, a metà degli anni 10 del 2000 (si, siete vecchi) è cambiato tutto.
Nick Woodman, un ragazzone ammeregano col pallino della tavola pinnata inventa la GoPro, e da allora ognuno è in grado di farsi i suoi action-shooting da solo.
Tutto molto bello.
A parte il fatto che girare con una scatolina grigia attaccata alla fine di un bastone vi fa sembrare degli idioti.

Più o meno così.

Più o meno così.

Certo anche appiccicarsela in fronte vi trasforma subito in un losco guardone a caccia di topless sulla spiaggia di Riccione.

Qui lo dico a tutti i miei amici/amiche le cui chiappe sono rimaste impresse nei nostri filmini delle vacanze estive: non lo faccio apposta, scusate davvero.

Per fortuna, a prosciugare le paludi del selfie arriva un tipello paffuto che ci tende un’elica e ci salva dall’eccesso di fish-eye e dalle riprese fai-da-te: Lily Camera Drone.

Valà che espressione rubiconda.

Valà che espressione rubiconda.

Che è un drone lo dice il nome, cos’è un drone lo sapete tutti. Il primo che tenta una battuta tirando in ballo Star Wars lo uccido, che quelli erano Droidi, mica Droni.

E neppure i droni.

E neppure i droni.

Comunque dicevamo, questo drone pienotto e sorridente si lancia in aria e non ha bisogno di essere comandato: vi segue fedele come un cucciolo di labrador, con la differenza che non vi farà pipì sulla testa. È resistente all’acqua, ha un’autonomia di circa 20 minuti, lo si preordina per 500 dollaroni e non ha bisogno di fare vaccinazioni.

Who’s going pro now?

Expo Chronicles

Bene, il primo post di Springmachine non poteva non riguardare l’argomento che fino a ieri è stato sulle bocche di tutti: EXPO 2015.
Noi ve lo proponiamo oggi, con un po’ di ritardo.

Ok, non così in ritardo.

Ok, non così in ritardo.

Abbiamo girato i padiglioni più interessanti per voi radical che avete deciso di non presenziare neppure un minuto all’Esposizione Internazionale.
Per questo vi proponiamo un resoconto fedele di quello che abbiamo visto, padiglione per padiglione.

PADIGLIONE SUDAN
Aleggia l’odore pungente del ragù di nonna.
Al terzo giorno si scopre che arriva dalle ascelle dei visitatori.

Consigli utili su come gestire le risorse idriche.

Consigli utili su come gestire le risorse idriche.

PADIGLIONE MACEDONIA
Gravi due turisti di Pero affettati durante la visita.

Un frullato?

Un frullato?

PADIGLIONE ANGOLA
È notte alta e sono sveglio, sei solo tu il mio chiodo fisso.
Perché io da quella sera non ho fatto più l’amore senza te. Angola, Angola, Angola.

Per cortese concessione di Eduardo -Oliver-DeCrescenzo

Per cortese concessione di Eduardo -Oliver-DeCrescenzo

PADIGLIONE BENIN
Bene, ma non benissimo.

Beh, benin...

Beh, benin…

PADIGLIONE BRUNEI DARUSSALAM
Gravi sconti al padiglione del Brunei.
Nel pomeriggio lo staff del padiglione Citterio, armato di insaccati, ha invaso il padiglione del Sultanato al grido di: “Chi è che darà il salam qui?”

Logan will do it.

Logan will.

PADIGLIONE COMORE
Giunge notizia dell’arresto dell’autore del payoff di Padiglione Comore: Mangiare Comoriano mangiare sano”.

Il titolista comoriano.

Il titolista comoriano.

PADIGLIONE QUATAR
Dopo i tagli da parte dell’Emiro, Fluimucil mucolitico sponsorizzerà il padiglione del Quatar.

Meglio fuori che dentro.

Meglio fuori che dentro.

PADIGLIONE CITTÀ DEL VATICANO
Sembrerebbe non centrare un’ostia con Expo e il concetto di nutrizione, ma provate l’agnello di Dio.
Buono e tenerissimo.

Tranquilla Lisa, siamo sicuri che Sir. Paul farà spallucce.

Tranquilla Lisa, siamo sicuri che Sir. Paul farà spallucce.

PADIGLIONE AUDIOVISIVI
Pedro Almodovar presenta la sua ultima fatica. Un film sul difficile rapporto tra una madre ossessionata dal cibo e suo figlio: Rutto su mia madre.

Un'interpretazione toccante.

Un’interpretazione toccante.

PADIGLIONE DELLA ZECCA DI STATO
Qui dovete assolutamente provare il conio gelato.

Hanno anche un bancomat.

Hanno anche un bancomat.

 

Welcome to the Springmachine

Springmachine nasce come un Tumblr, un fotoblog col compito di riscaldare il vostro perenne inverno interiore.
Poi abbiamo imparato a scrivere.

Perchè stia utilizzando il plurale non mi è chiaro, visto che al momento c’è una sola persona a scrivere qui: io.
Ma posso assicurarvi che ci prodigheremo (qui uso il plurale per condividere eventuali responsabilità) per regalarvi:

  • Contenuti quasi sempre pari al nuovo.
    Diciamo Kilometri zero. Al massimo un usato sicuro.
  • Storie più-o-meno-interessanti-che-a-qualcuno-dovranno-pur-piacere-oh.
  • Resoconti imprecisi, sommari e poco chiari dei fatti che succedono ogni giorno nel mondo.

Il tutto condito da questa strana salsa Tropical-Tiki-Springbreak che ci ricopre.

Avete letto fino in fondo? Pappagallini per voi.

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