Roller Derby tough girls

Ci sono certe cose delle quali ignori l’esistenza per anni.
Poi, come se fossero il fatto più naturale del mondo, tutti iniziano a parlarne con naturalezza, come se niente fosse. Così, per non sentirti appena uscito da una cazzo di caverna, ti scrolli via la terra di dosso, togli la pelle di leopardo, e con tutta la nonchalance che riesci a mettere insieme inizi a parlare disinvolto di neutrini, sospensione d’incredulità e yuccies.

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Ecco, a quanto pare nelle ultime due settimane tutto il mondo del web, o almeno tutto quello che frequento abitualmente io, parla con disinvoltura di Roller Derby.

Trovi un sacco di link Facebook a proposito, scopri che qualche amica ha iniziato a cimentarcisi e che Juxtapoz.com rilascia un pezzo sul lavoro di Riikka Hyvönen “Roller Derby Kisses”: una serie di fighissimi dipinti che ritraggono enormi lividi ed echimosi su chiappe e cosce femminili (vedi copertina).

Tutto splendido, ma ancora non sai cosa cazzo è il Roller Derby.
Puoi solo fare delle supposizioni: c’è la parola Roller quindi ci sarà gente sui pattini. C’entrano degli enormi lividi viola sulle chiappe, quindi deve essere più simile al Rollerball che al campionato super-senior di golf.
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Quindi, giusto per non rientrare in quella storia della caverna, della pelle di leopardo e dell’ignoranza, decidi di fare un po’ di ricerca, e ancora una volta Google e Wikipedia ti vengono in aiuto: scopri come funziona questo sport sempre meno di nicchia e che le squadre italiane, quasi tutte femminili, sembrano essere circoli di ragazze super toste con loghi aggressivi e coloratissimi.

Quindi (c’è sempre un quindi a questo punto): di seguito trovate due righe che riassumono quanto ho capito di quello che sembra uno sport super figo, e alcuni dei loghi più cazzuti del circuito delle ragazze di Roller Derby italiano.

Roller Derby:
Se avete sotto mano due tette, una pista di pattinaggio circolare, quattro amiche disposte a riempirsi di lividi e un po’ di nostalgia per i pattini a rotelle classici (quelli con le quattro ruote non in linea per intenderci) siete pronte per il Roller Derby.

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She Wolves

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Key West Sunset Celebration

Gli Stati Uniti sono un paese grande e particolare, non ci sono dubbi. E Key West, l’ultima delle isole Keys, nonché il punto più meridionale degli Stati Uniti continentali, detiene uno dei picchi di particolarità degli interi USA. Per arrivare a Key West, che per la cronaca è più vicina a Cuba che a Miami, si prende la U.S. Route 1 e la si percorre fino in fondo, fino alla fine. E la maggior parte di questa strada si fa nel bel mezzo dell’oceano, su lunghi ponti che collegano la terraferma alle isole, da Key Largo a Key West, passando per Plantation Key, Key Colony, Summerland Key e Key Cazzosenefrega, direte voi a un certo punto. E avete ragione, stiamo divagando, scusate. Eccovi una Gif anni 80 per scusarci.

Noi di Springmachine mentre rincorriamo il tramonto verso Key West.

Noi di Springmachine mentre rincorriamo il tramonto verso Key West.

Fatto sta che tutte le sere, un paio d’ore prima che il sole si spenga dento le acque della Florida Bay, una marea di gente si riversa a Mallory Square Dock, a Key West, per applaudire saltimbanchi, maghi e mangiafuoco, mangiare Key Lime Pie (n.d.r la torta più buona che potrete mai assaggiare), bere smoothies e naturalmente salutare il tramonto.

Noi di Springmachine che consumiamo con classe una porzione di Key Lime Pie.

Noi di Springmachine che consumiamo con classe una porzione di Key Lime Pie.

In quest’orgia di turisti, vecchi lupi di mare locali e anziane cantanti country stonate come gabbiani ubriachi, il sole scende a vista d’occhio e il tempo sembra fermarsi. La Sunset Celebration è una di quelle pazze esperienze di massa che vi porterà a desiderare di non tornare più a casa. In fondo, una stanza nella casa museo di Ernest Hemingway magari ve l’affittano pure.

Vabbè Ernesto, se è una cosa personale però diciamolo eh...

Vabbè Ernesto, se è una cosa personale però diciamolo eh…

E mentre siete persi nei vostri sogni lisergici di amore universale e immaginate di abbracciare il sole mentre se ne va da qualche parte in Oriente, e una vecchia hippy ubriacona violenta dei classici blues alle vostre spalle, dopo averle dato un paio di dollari nella speranza che smetta e vada a casa, l’unica cosa che dovrete fare è andare da OJ Dave e farvi dare uno smoothie ai frutti tropicali.

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Il vecchio Dave, che si vanta di offrire il “….best squeeze in the Florida Keys” è un canuto signore con occhiali da sole e baffi che dal 1977 spreme, centrifuga e sminuzza ogni tipo di frutto tropicale vi venga in mente. E se proprio volete uno dei capolavori di OJ ma non avete contanti andate tranquilli, Dave ha il pos, come un vero keywestino imbruttito. Chi se la ricorda questa?