Craig Davison’s Star Wars Paintings

Siamo stati via per un po’.

Vorremmo dirvi dove siamo andati e cosa abbiamo fatto, ma siamo in pieno risparmio di energie prenatalizio e non abbiamo proprio voglia di inventarci stronzate. Però possiamo dirvi cosa abbiamo visto, abbiamo visto Star Wars ep. VII.

Volevamo fare un post di critica, una recensione ricca di spoiler, per fortuna poi siamo incappati in questo incredibile lavoro di Craig Davison e abbiamo deciso di proporvelo.

Operazione Nostalgia ALERT.

Chi dice di non amare Star Wars rientra, a nostro modesto avviso in due categorie: quelli che non l’hanno mai visto per davvero, e quelli senza cuore che dicono di non averlo visto perchè è figo. Se i primi possiamo, in qualche modo, anche scusarli e cercare di rimetterli sulla retta via, per i secondi non c’è salvezza. Siete dei poser del cazzo, alla stregua degli hipster, dei vegani e dei vegani-hipster.

Quelli di voi che invece hanno visto e amato Guerre Stellari, verseranno una lacrima su queste illustrazioni fatte di calzoncini corti, ginocchia sbucciate e pistole laser fatte col lego. Insomma, chi di voi, a 8 anni, non ha passato le nottate estive in spiaggia a roteare una torcia come se fosse una fottutissima spada laser, non ha davvero vissuto.

E allora tiratevi su bene i calzini di spugna, mettetevi una pentola in testa per deflettere i laser e godetevi questi Star Wars Paintings.

 

 

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The Sgorbions Grew Up

La storia inizia con due amici, Jake Houvenagle e Brandon Voges, che un giorno se ne escono con una domanda esistenziale e una conseguente idea geniale:

“Te li ricordi i Garbage Pail Kids? Chissà che caz…spita di fine avranno fatto?”

e:

“Boh, se fossimo delle brave persone dovremmo creare una serie fotografica sui nostri vecchi beniamini, 30 anni dopo.”

Ora, siamo sicuri che sia andata più o meno così. E se anche voi vi state facendo una domanda e casualmente quella domanda è: “Chi cazzo sono sti Garbage Pail Kids?” vi illumineremo con piacere.

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Loro, sono loro.

In Italia chi ha più o meno 30 anni li chiamava Sgorbions e collezionava le loro figurine di nascosto dalla mamma. Gli Sgorbions erano dei personaggi trash-demenziali, prodotti dalla ToppsCompany e rilasciati per la prima volta nel 1985. Nascevano come una parodia dei Cabbage Patch Kids, quella serie di bambolotti osceni cresciuti sotto foglie di cavolo, però più putridi e fetidi dei pantaloncini di Nicko McBrain dopo il Rock in Rio.

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“Non porto nemmeno i boxer!”

Tutti questi particolari noi li sappiamo perché c’è Wikipedia, non pensate male.
Piuttosto guardatevi come sono cresciuti Adam Bomb, Barfin Barbara e amici, aspettando che Jake e Brandon ci regalino anche le versioni adulte dei loro cugini italiani Matteo Cappereo, Marcello Sbudello e Lorenzo Fetenzo.

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Photographer W. Brandon Voges (Bruton Stroube Studios) Concept Jake Houvenangle Retouching Jordan Guance (Bruton Stroube Studios) Producers Tony Biaggne, Matt Siemer and Sherry Tennil (Bruton Stroube Studios) Assistants Steve Eschner (Bruton Stroube Studios) Mandi Kohlmeier (Bruton Stroube Studios) Stacy Collier Hair/Makeup Julie Dietrich (Talent Plus) Priscilla Case (Talent Plus) Props/Wardrobe Cathy Rauch (Bruton Stroube Studios) Food/Barf Styling Cathy Chipley (Bruton Stroube Studios) Set Builder/Rigging Bill Stults (Bruton Stroube Studios)

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(via: Juxtapoz.com)

When Kubrick Says No. (to Saul Bass)

Diciamocelo, Stanley Kubrick era uno un po’ difficilotto.
Non stupisce quindi leggere i suoi commenti noiosetti in calce alle proposte per i visual di The Shining, se non fosse che l’artefice di quei visual era, nientepopòpopopò di meno che
Saul Bass.

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Ma come ti permetti?

Se vi state chiedendo: “Chi scusa?” vergognatevi e andate a studiare qui.
In ogni caso, il vecchio Stanley deve aver pensato:

“Ho voglia di rompere le palle al più grande artista in circolazione per questo lavoro… Chi posso chiamare?”

Non lui, Stanley. Non lui...

Non lui, Stanley. Non lui…

Ecco spiegati i commenti del tipo: “Gneeee, nonlossòòòò mi pare difficile da leggere…”
Una roba alla “Bello, ma facciamo il logo più grande…” degna del peggior cliente della più paziente agenzia di comunicazione del mondo.

Le foto sono di Bobby Solomon, i disegni (e la sicura incazzatura) di Saul Bass.
Le rotture di coglioni di Mastro Kubrick.

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(via: it’s nice that)